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L'archivista delle Villanie
se ne sta annidato tra le pagine di Danubio di Claudio Magris.
Proprio come il passero che si è messo al riparo dal vento fra gli
ornati gotici delle colonne del duomo di Ulm, dove il nostro personaggio
trascorre gran parte delle sue burrascose giornate.
Questo vecchio simpatico e arruffato, di professione architetto, e come
tale incaricato del restauro del duomo, smise anni or sono - ai tempi
della mia lettura del libro di Magris - di affannarsi su una strampalata
teoria degli archi e mai più sfogò il proprio rancore sulle
erbacce che continuavano ad infestare le navate della chiesa nonostante
l'impegno profuso quotidianamente ad estirparle, in perfetta,
mistica, soffocante solitudine.
Nessuna recriminazione e nessuna bestemmia tra i denti, nessuna
villania; solo silenzio, il dolce senso di pace che accompagna, certe
volte, una sconfitta, una fine.
Desistette, il vecchio di Ulm dai capelli scomposti, perchè quel giorno
venne ad abitare i miei pensieri con la forza tranquilla dei simboli,
così bene raccolta da Claudio Magris nel resoconto di viaggio e resa
alle pagine : la forza della creazione letteraria, comune a molti suoi fratelli maggiori.
Oggi Ferdinand Thrän (questo è il suo nome ) , sotto il braccio il
Fascicolo delle Villane Ricevute da lui stesso compilato, esce dal
polveroso mondo ottocentesco e - col mio pieno consenso - prende posto
di diritto nell'intestazione di questo sito di archivistica leggero, perchè lui
è un archivista geniale e leggero.
Per anni, senza mai arrendersi né alla sciatteria, né alla disperazione,
ha tenuto un inventario meticoloso, giornaliero, di ogni cosa sgradevole
che gli capitava. Con una cura e una precisione quasi commoventi ha
annotato in campi ben distinti del registro giorno, ora, tipologia,
descrizione della villania ricevuta dalla vita.
Sì, dalla vita. La vita è tutto un dispetto, non c'è giornata che
non rechi con sé la sua piccola o grande dose di scocciatura, la sua
plateale risata in faccia, lo sgarbo , l'offesa che non ti aspetti , il
sopruso che avevi già previsto.
Così si snoda il rigido protocollo di una vita : albe gelate, passeri
dispettosi che si ostinano a fare il nido sui bei fregi ornati del
duomo, levatacce di prima mattina, notti agitate, piogge, malagrazia
degli abitanti di Ulm, rifiuti, sottrazione di affetti, senso
dell'effimero e dell'oblio, prediche inutili, stupidità umana,
sbriciolarsi dei ricordi migliori.
E allora ? Che fare ?
Scrivere. Cercarsi un metodo. Inventariare.
Scrivere dà un piacere sottile. Disporre accuratamente linee e numeri,
descrivere, forse reinventare, rifare la strada a ritroso, annotare in
perfetta concentrazione, disporre gli spazi, mettere ordine, portare il
conto : ecco la vendetta.
Ferdinand Thran è un archivista vero perchè da archivista respira
polvere, ma non soffoca; vede il vestito nuovo dell'Imperatore, ma sa
fingere di ingannare amorevolmente i propri sensi; cerca uscite
intelligenti dalle trappole di una realtà già scritta.
Anche lui potrebbe – come un bravo archivista funzionario tecnico
scientifico di oggi - sorprendersi a scambiare due chiacchiere col
farmacista dell'archivio di famiglia che sta riordinando, dispiacersi
della gotta che lo affligge : il farmacista se ne lamenta infatti
con un amico, in una corrispondenza di un giorno concluso da tempo,
eppure vivo nella calligrafia tremolante, incerta, dolorosa.
Anche il nostro personaggio saprebbe dare un nome all'annegato del quale
si sa solo che era vestito a festa il giorno che è morto. Indossava
pantaloni blu, di panno, gilé a righe, scarpe buone; così si legge nel
dispaccio che l’Intendente dirama ai sindaci della provincia e ai comandanti della forza pubblica nel tentativo di individuarne la
provenienza. Lo ha visto bene: è un ragazzo dal volto devastato
dall'acqua gelata di un fiume trascorso, e dal vaiolo.
La nuova statua del passero, simbolo di Ulm, si sta sbriciolando
nei ripostigli del duomo, dove aspetta l’inaugurazione. Il simbolo che
l’ha preceduta non ha retto agli insulti degli anni. Ma prima che la
corruzione aggredisca le nuove ali di pietra - Ferdinand Thrän lo annota
nella colonna positiva del libro mastro delle Villanie - stanno già per
disfarsi e passare per sempre le cellule, la vanagloria, la vita dei funzionari
in fila per la cerimonia ufficiale. Anche se non sembra, anche se
niente traspare dal normale fluire delle cose, si sta già consumando un
intero mondo, ignaro dell’eterna impermanenza.
Gonfie di illusione sul minuscolo palcoscenico di un istante, le autorità cittadine
inscenano l'effimero pavoneggiarsi del potere. Il tempo, da
parte sua, è già all'opera. Sussiste, e intanto lavora per cancellare fortune, trionfi, litigi, e anche “villanie”.
Tutte le villanie, le disgrazie, le scocciature accumulate nel corso
degli anni di una vita intera.
Mi pare di cogliere un sorriso sornione e trionfante sotto la barba
folta di Thrän. Con Magris: l'universalità delle cose ultime sovrasta e corregge quella
della stupidità e della cattiveria.
Marilena Buccella

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